Ipnos
atelier ciao
Nei primi tempi della modernità, e persino a metà del XX secolo, esistevano ancora: architetti-designer universali che progettavano letteralmente di tutto, dal cucchiaino all’edificio imponente, tutto ciò che richiedeva una progettazione. Questi tempi sono – di fronte a una specializzazione e differenziazione sempre più avanzate, che hanno ormai coinvolto anche il campo del design – irrimediabilmente passati. Quando Aurel Aebi, Armand Louis e Patrick Reymond si unirono 19 anni fa per fondare l’Atelier Oï, fin dall’inizio puntarono sul lavoro di squadra e su un approccio inter- e transdisciplinare per affrontare le molteplici sfide progettuali. Il successo ha dato loro ragione. Lo studio, con sede nel piccolo comune di La Neuveville, situato tra Biel e Neuchâtel, è cresciuto nel corso degli anni fino a contare circa 25 collaboratori (architetti, designer, grafici), capaci di gestire una straordinaria varietà di progetti nei settori dell’architettura, dell’interior design, della scenografia e del design a un livello professionale altissimo. Tra i clienti di Atelier Oï figurano, per citarne solo i principali, aziende come Swatch Group, B&B Italia, Foscarini, Louis Vuitton, Ikea, Wogg e Röthlisberger.
Una base essenziale per il lavoro di Atelier Oï è l’approfondito confronto con un materiale o con un particolare modo di costruzione, che si svolge inizialmente nel laboratorio interno allo studio durante la realizzazione di modelli e prototipi. Le esperienze acquisite in questo processo spesso lungo e caratterizzato da numerosi esperimenti arricchiscono di norma diversi progetti, in linea di principio indipendenti tra loro. Nell’ideale, si riesce a riprendere nel tempo singoli elementi formali o idee costruttive, trasformarli e svilupparli ulteriormente.
L’Atelier Oï concepisce la propria creazione collettiva come un grande continuum. Di conseguenza, l’archivio interno di materiali e progetti viene curato con grande attenzione e consultato costantemente. I singoli lavori non sono isolati, ma devono essere intesi come anelli di una catena. Il proseguimento di un tema, anche oltre i confini delle discipline, spesso accompagnato da un cambio di scala, è ormai quasi diventato un marchio di fabbrica dello studio. In effetti, questo metodo di lavoro conduce ripetutamente a sinergie tanto sorprendenti quanto convincenti.
Come un progetto di Atelier Oï possa derivare da uno precedente si vede anche nei loro disegni di tappeti per l’Edition Ruckstuhl. Così, il tappeto Dessus Dessus Dessous, intrecciato con nastri di lino, deriva da un’installazione tessile intitolata «Plier – Entrelacer – Superposer» (Piegare, Intrecciare, Sovrapporre), realizzata da Atelier Oï su invito di Peter Ruckstuhl in occasione del Designers’ Saturday 2008 a Langenthal. Il materiale di partenza per questo lavoro, nominato al Design Preis Svizzera 2009, erano i nastri di lino che solitamente si usano come bordo nella confezionamento dei tappeti. La trasformazione dall’installazione espositiva sperimentale al prodotto di edizione ha comportato sia un affinamento tecnico sia un arricchimento grafico del progetto.
Il tappeto Hypnos è formalmente ispirato all’installazione cinetica «Les Danseuses», che Atelier Oï presentò nel 2009 per l’inaugurazione del suo nuovo edificio per uffici e laboratorio a La Neuveville. Nelle linee ondulate rotonde, che si restringono costantemente e conferiscono al tappeto il suo carattere peculiare, è come congelato il motivo degli ombrelli tessili ornamentali e traforati in rotazione dell’installazione, che evocava inevitabilmente l’associazione con le gonne delle danzatrici dervisce.
atelier ciao
Variante
Material
lana vergine
Technologie
a mano tuftato
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