{"title":"Art rugs","description":"","products":[{"product_id":"dessous-dessous-dessous","title":"Sopra Sopra Sotto","description":"\u003cp class=\"Text\" style=\"line-height: 140%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt 425.2pt 460.65pt;\"\u003e\u003cspan lang=\"DE\"\u003eNei primi tempi della modernità, e persino a metà del XX secolo, esistevano ancora: architetti-designer universali che progettavano letteralmente di tutto, dal cucchiaino all’edificio grande, tutto ciò che richiedeva una progettazione. Questi tempi sono - alla luce di una specializzazione e differenziazione sempre più avanzate, che da tempo hanno coinvolto anche il campo del design - irrimediabilmente passati.\u003cbr\u003e\u003cbr\u003eQuando Aurel Aebi, Armand Louis e Patrick Reymond si unirono 19 anni fa per fondare l’Atelier Oï, fin dall’inizio puntarono sul lavoro di squadra e su un approccio inter- e transdisciplinare per affrontare le molteplici sfide progettuali. Il successo dà loro ragione. L’ufficio, con sede nel piccolo paese di La Neuveville, situato tra Biel e Neuchâtel, è cresciuto nel corso degli anni fino a circa 25 collaboratori (architetti, designer, grafici), che gestiscono una straordinaria varietà di progetti nei settori dell’architettura, dell’interior design, della scenografia e del design a un livello professionale altissimo. Tra i clienti di Atelier Oï figurano, per citare solo i più importanti, aziende come Swatch Group, B\u0026B Italia, Foscarini, Louis Vuitton, Ikea, Wogg e Roethlisberger.\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp class=\"Text\" style=\"line-height: 140%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt 425.2pt 460.65pt;\"\u003e\u003cspan lang=\"DE\"\u003eUna base essenziale per il lavoro di Atelier Oï è l’approfondito confronto con un materiale o con un particolare modo di costruzione, che si svolge inizialmente nel laboratorio interno all’ufficio durante la realizzazione di modelli e prototipi. Le esperienze acquisite in questo processo spesso lungo e caratterizzato da numerosi esperimenti arricchiscono di norma diversi progetti, in linea di principio indipendenti tra loro. Nell’ideale, si riesce a riprendere nel tempo singoli elementi formali o idee costruttive, trasformarli e svilupparli ulteriormente.\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp class=\"Text\" style=\"line-height: 140%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt 425.2pt 460.65pt;\"\u003e\u003cspan lang=\"DE\"\u003eL’Atelier Oï concepisce la propria creazione collettiva come un grande continuum. Di conseguenza, l’archivio interno di materiale e progetti viene curato con grande attenzione e consultato costantemente. I singoli lavori non sono considerati isolatamente, ma piuttosto come anelli di una catena. Lo sviluppo continuo di un tema, anche oltre i confini delle discipline, spesso accompagnato da un cambio di scala, è ormai quasi un marchio di fabbrica dello studio. In effetti, questo metodo di lavoro porta ripetutamente a sinergie tanto sorprendenti quanto convincenti.\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp class=\"Text\" style=\"line-height: 140%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt 425.2pt 460.65pt;\"\u003e\u003cspan lang=\"DE\"\u003eCome un progetto di Atelier Oï possa derivare da uno precedente si vede anche dai loro progetti di tappeti per l’Edition Ruckstuhl. Così, il tappeto intrecciato con nastri di lino \u003cspan style=\"text-decoration: underline;\"\u003eDessus Dessus Dessous\u003c\/span\u003e deriva da un’installazione tessile intitolata „Plier - Entrelacer - Superposer“ (Piegare, Intrecciare, Sovrapporre), realizzata da Atelier Oï su invito di Ruckstuhl in occasione del Designers Saturday 2008 a Langenthal. Il materiale di partenza per questo lavoro, nominato al Designpreis Schweiz 2009, erano i nastri di lino che solitamente si usano come bordo nella confezionamento dei tappeti. La trasformazione dall’installazione espositiva sperimentale al prodotto di edizione ha comportato sia un affinamento tecnico sia un miglioramento grafico del progetto.\u003cbr\u003e\u003cbr\u003eTappeto intrecciato a mano con nastri di lino\u003cbr\u003eMateriale: feltro, nastri di lino\u003cbr\u003e\u003cbr\u003e\u003c\/span\u003e\u003cspan lang=\"DE\"\u003e\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp class=\"Text\" style=\"line-height: 140%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt 425.2pt 460.65pt;\"\u003e \u003c\/p\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Rechteckig \/ 210 x 355 cm","offer_id":54502645596489,"sku":null,"price":13182.24,"currency_code":"CHF","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/Ruckstuhl-Edition-Dessus-Dessus-Dessous-Interior.jpg?v=1784202988"},{"product_id":"dessus-dessus-dessous-kopie","title":"Venezia di Ursula Spicher-Waldburger","description":"\u003cp\u003eL'arte del ricamo è una tecnica tessile antichissima e ricca di tradizione, ma la sua importanza nell'industria tessile e quindi anche nel design tessile è notevolmente diminuita dall'inizio del XX secolo. Un'evoluzione che si riflette in modo impressionante nel declino della un tempo celebre industria del ricamo di St. Gallen. Oggi il ricamo ha rilevanza praticamente solo nei settori della lingerie di alta gamma e dell'Haute Couture. A parte questo, il ricamo porta con sé l'immagine poco lusinghiera di qualcosa di antiquato, da nonna, e di un lavoro domestico svolto per hobby. Un giudizio ingiusto, secondo la designer Ursula Spicher-Waldburger. Applicato in modo innovativo, il ricamo è infatti una tecnica tessile contemporanea con un grande potenziale. La sua stessa opera creativa, che porta avanti con notevole passione, ne è la prova.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003ePrima che Ursula Spicher-Waldburger scoprisse il ricamo come suo tema, ci volle – parlando biograficamente – un periodo di maturazione. Dopo diversi semestri di studi di architettura all'EPF di Losanna, seguì un ritiro nella sfera privata durato circa dieci anni, dedicandosi all'arte libera. I suoi quadri di colore e spazio dipinti a olio tempera, realizzati senza commissioni e senza intenti professionali, ebbero successo e avrebbero potuto aprirle una carriera artistica. Ma nel 1997 prese la decisione di frequentare il corso propedeutico di design alla Hochschule für Gestaltung und Kunst di Zurigo. Qui Spicher-Waldburger completò poi anche la formazione quadriennale come designer tessile. Ben presto il ricamo divenne il fulcro del suo interesse – come nicchia e come campo in cui le tradizioni consolidate sembravano quasi sfidarla a osare qualcosa di nuovo.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eNaturalmente anche nel campo del ricamo meccanico oggi il computer ha ormai fatto il suo ingresso. Questa tecnologia è la base imprescindibile per ogni nuova soluzione di design. L'obiettivo e l'ambizione di Spicher-Waldburger sono stati fin dall'inizio quelli di esplorare creativamente i limiti della macchina da ricamo computerizzata e del suo software, superando i confini del consueto. Per tradurre in ricamo le immagini che aveva in mente, si è servita coerentemente del vocabolario digitale. Di conseguenza, il pixel, elemento base di ogni immagine digitale, è alla base delle sue creazioni, spesso di grande impatto spaziale. Durante la ricerca di un nuovo linguaggio visivo per il ricamo, Spicher-Waldburger ha ricevuto supporto già durante il lavoro per la sua tesi dalla Bischoff Textil AG di St. Gallen. La rinomata azienda di ricamo ha messo a disposizione della designer in erba know-how e tecnologia per il suo progetto. Il risultato di questa ricerca creativa ha poi costituito la base per il progetto «Pixelstick», realizzato anch'esso in collaborazione con Bischoff, che nel 2003 è stato nominato al Design Preis Schweiz e ha reso il ricamo di Spicher-Waldburger noto a un pubblico più ampio. Incoraggiata da questo successo, la designer ha fondato nel 2004 a Lucerna il suo negozio «Pieks! – Stoffladen und Atelier für textile Gestaltung». Qui vende i propri prodotti di ricamo e ciò che lei stessa chiama «delizie tessili».\u003cspan lang=\"DE\"\u003e\u003cbr\u003e\u003c\/span\u003e\u003cspan lang=\"DE\"\u003e\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp class=\"Text\" style=\"line-height: 140%; tab-stops: 35.45pt 70.85pt 106.3pt 5.0cm 177.15pt 212.6pt 248.05pt 283.45pt 318.9pt 354.35pt 389.75pt 425.2pt 460.65pt;\"\u003e \u003c\/p\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Rechteckig \/ 310 x 377 cm","offer_id":54865069506889,"sku":null,"price":17113.79,"currency_code":"CHF","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/Ruckstuhl-Edition-Venezia-Soussol.jpg?v=1784205873"},{"product_id":"venezia-kopie","title":"Fiore Rosso di Céline Sorigue","description":"\u003cp\u003eSi tratta degli indirizzi più prestigiosi del mondo della moda parigina – nomi come Chanel, Dior, Givenchy, Balmain o Galliano – che fanno parte dell’esclusivo giro di clienti dell’atelier Alexandre et Céline, diretto artisticamente da Céline Sorigue. Le creazioni tessili uniche che nascono lì trovano impiego solo nelle collezioni di Haute Couture, le linee più esclusive di queste maison. L’atelier Alexandre et Céline appartiene così al ristretto gruppo di laboratori tessili altamente specializzati e artistico-artigianali che, pur operando per lo più invisibili al grande pubblico dietro le quinte delle maison di Haute Couture, fondano la posizione speciale della città della moda Parigi. Al vertice assoluto della piramide internazionale della moda, dove oggi lavora Céline Sorigue, l’aria è rarefatta. Per arrivarci, oltre a una solida formazione, servono particolare inventiva, tenacia e determinazione. Tutto questo Céline Sorigue lo possiede, anche se il suo percorso verso l’alto non è stato del tutto lineare.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eFu durante un soggiorno biennale a Los Angeles a metà degli anni ’80 che si accese la sua passione per la creazione, o come lei stessa dice, per la decorazione. Mezzo per curiosità, mezzo per guadagnare un po’ di soldi, lavorava allora nel reparto scenografia di un grande studio hollywoodiano. E presto poté assumersi anche piccoli incarichi creativi. Tornata a Parigi, tra il 1986 e il 1989 completò una formazione come stilista presso la storica ESMOD (École Supérieure des Arts et techniques de la Mode). Un anno alla Saint Roch, come viene chiamata nel mondo della moda l’École de la Chambre Syndicale de la Couture Parisienne, che si dedica specificamente alla formazione dei giovani per l’Haute Couture, completò il suo percorso di studi. Ancora studentessa fondò con amici un’agenzia di eventi attiva soprattutto nel campo della pubblicità, dove per diversi anni fu responsabile di set e costumi. Nel 1991 fece il salto verso l’indipendenza. Fondò il marchio Joli tambour, che produceva abbigliamento per neonati e bambini piccoli. Comodo, pratico e comunque bello da vedere – questo era il programma di questo marchio piuttosto di successo, posizionato nella fascia alta di prezzo, dove Sorigue si occupava in prima persona di design e gestione. Quando però non riuscì a risolvere il conflitto tra le sue stesse esigenze di perfezione e le pressioni di prezzo del mercato, Sorigue interruppe il progetto dopo quattro anni.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eUn laboratorio di lunga tradizione per la tintura e la stampa della seta, originariamente gestito dai genitori del partner di Sorigue, Alexandre Leu, e già fornitore di importanti maison di moda, costituì nel 1994 la base per la fondazione dell’atelier Alexandre et Céline.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eQui Sorigue si è dedicata completamente allo scopo di creare tessuti esclusivi per l’Haute Couture. Oltre al lavoro con colori e motivi, il suo interesse si concentra soprattutto sullo sviluppo di nuove texture. In realtà il suo atelier è un laboratorio sperimentale, in cui i tessuti acquisiscono una qualità particolare, una vita propria. A questo scopo i tessuti vengono trattati, manipolati e talvolta anche maltrattati in ogni modo possibile, a volte chimicamente, a volte meccanicamente. La seta rimane un materiale di partenza importante, ma da tempo l’atelier lavora anche con altre qualità di tessuto e con materiali non tessili.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eSorigue considera l’Haute Couture un campo di attività affascinante, in cui si trova sempre di fronte a nuove sfide creative. Tuttavia, più a lungo lavora nel mondo della moda, più si lamenta della frenesia e della breve durata di questo settore, che lascia poco spazio a sviluppi a lungo termine. Da qualche anno cerca quindi di costruire un secondo pilastro nel mondo dell’Haute Décoration, dove anche i tessuti insoliti e raffinati trovano posto. I primi progetti con rinomati interior designer e stelle del settore come Philippe Starck sono stati un successo. In questo contesto, la collaborazione con Ruckstuhl nell’ambito dell’Edition per Céline Sorigue rappresenta un’opportunità gradita per uscire in qualche modo dalle quinte dell’Haute Couture e affermarsi artisticamente in un nuovo campo.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003ePer i suoi tappeti Red Flower e Golden Stripes ha scelto come materiale di partenza il feltro, volutamente semplice. I disegni potenti che vi applica e protegge in modo permanente con un rivestimento trasparente in resina sintetica valorizzano così in modo particolarmente efficace la semplice pavimentazione trasformandola in un gioiello. Per Sorigue il fascino dei suoi progetti per Ruckstuhl risiede non da ultimo nella combinazione di artigianato tradizionale e tecnologie all’avanguardia. I richiami formali all’Art Déco e alle tanto amate lavorazioni in lacca di quell’epoca possono essere interpretati come un omaggio a una grande epoca dell’artigianato artistico parigino.\u003c\/p\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Rechteckig \/ 180 x 270 cm","offer_id":54865318740297,"sku":null,"price":11914.9,"currency_code":"CHF","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/Red_Flower01.jpg?v=1784308416"},{"product_id":"golden-stripes","title":"Strisce Dorate di Céline Sorigue","description":"\u003cp\u003eSi tratta degli indirizzi più prestigiosi del mondo della moda parigina – nomi come Chanel, Dior, Givenchy, Balmain o Galliano – che fanno parte dell’esclusivo giro di clienti dell’atelier Alexandre et Céline, diretto artisticamente da Céline Sorigue. Le creazioni tessili uniche che nascono lì trovano impiego solo nelle collezioni di Haute Couture, le linee più esclusive di queste maison. L’atelier Alexandre et Céline appartiene così al ristretto gruppo di laboratori tessili altamente specializzati e artistico-artigianali che, pur operando per lo più invisibili al grande pubblico dietro le quinte delle maison di Haute Couture, fondano la posizione speciale della città della moda Parigi. Al vertice assoluto della piramide internazionale della moda, dove oggi lavora Céline Sorigue, l’aria è rarefatta. Per arrivarci, oltre a una solida formazione, servono particolare inventiva, tenacia e determinazione. Tutto questo Céline Sorigue lo possiede, anche se il suo percorso verso l’alto non è stato del tutto lineare.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eFu durante un soggiorno biennale a Los Angeles a metà degli anni ’80 che si accese la sua passione per la creazione, o come lei stessa dice, per la decorazione. Mezzo per curiosità, mezzo per guadagnare un po’ di soldi, lavorava allora nel reparto scenografia di un grande studio hollywoodiano. E presto poté assumersi anche piccoli incarichi creativi. Tornata a Parigi, tra il 1986 e il 1989 completò una formazione come stilista presso la storica ESMOD (École Supérieure des Arts et techniques de la Mode). Un anno alla Saint Roch, come viene chiamata nel mondo della moda l’École de la Chambre Syndicale de la Couture Parisienne, che si dedica specificamente alla formazione dei giovani per l’Haute Couture, completò il suo percorso di studi. Ancora studentessa fondò con amici un’agenzia di eventi attiva soprattutto nel campo della pubblicità, dove per diversi anni fu responsabile di set e costumi. Nel 1991 fece il salto verso l’indipendenza. Fondò il marchio Joli tambour, che produceva abbigliamento per neonati e bambini piccoli. Comodo, pratico e comunque bello da vedere – questo era il programma di questo marchio piuttosto di successo, posizionato nella fascia alta di prezzo, dove Sorigue si occupava in prima persona di design e gestione. Quando però non riuscì a risolvere il conflitto tra le sue stesse esigenze di perfezione e le pressioni di prezzo del mercato, Sorigue interruppe il progetto dopo quattro anni.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eUn laboratorio di lunga tradizione per la tintura e la stampa della seta, originariamente gestito dai genitori del partner di Sorigue, Alexandre Leu, e già fornitore di importanti maison di moda, costituì nel 1994 la base per la fondazione dell’atelier Alexandre et Céline.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eQui Sorigue si è dedicata completamente allo scopo di creare tessuti esclusivi per l’Haute Couture. Oltre al lavoro con colori e motivi, il suo interesse si concentra soprattutto sullo sviluppo di nuove texture. In realtà il suo atelier è un laboratorio sperimentale, in cui i tessuti acquisiscono una qualità particolare, una vita propria. A questo scopo i tessuti vengono trattati, manipolati e talvolta anche maltrattati in ogni modo possibile, a volte chimicamente, a volte meccanicamente. La seta rimane un materiale di partenza importante, ma da tempo l’atelier lavora anche con altre qualità di tessuto e con materiali non tessili.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eSorigue considera l’Haute Couture un campo di attività affascinante, in cui si trova sempre di fronte a nuove sfide creative. Tuttavia, più a lungo lavora nel mondo della moda, più si lamenta della frenesia e della breve durata di questo settore, che lascia poco spazio a sviluppi a lungo termine. Da qualche anno cerca quindi di costruire un secondo pilastro nel mondo dell’Haute Décoration, dove anche i tessuti insoliti e raffinati trovano posto. I primi progetti con rinomati interior designer e stelle del settore come Philippe Starck sono stati un successo. 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I committenti sono generalmente architetti o interior designer che cercano un arricchimento visivo e un valore artistico per progetti specifici, spesso situati in spazi semi-pubblici come hall di hotel, ristoranti, grandi magazzini, boutique e simili. Le opere di grandi dimensioni di Moss \u0026 Lam sono solitamente legate alle pareti. Talvolta vengono richieste anche installazioni che occupano lo spazio, come i Mobile. Per soddisfare le aspettative e i desideri della clientela, l'azienda impiega un team di circa 15 collaboratori fissi – artisti, artigiani e tecnici – capaci di realizzare anche progetti complessi e tecnicamente impegnativi. Un know-how accumulato in molti anni consente una lavorazione competente dei materiali più diversi nella propria officina interna. Oltre a intonaco, colore, ceramica e vetro, vengono utilizzati anche legno, pelle e materiali tessili. Geograficamente, i progetti di Moss \u0026 Lam si distribuiscono tra Nord America – Canada e USA – e l’area asiatica. In particolare, negli ultimi anni sono stati acquisiti numerosi incarichi in Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Singapore e Cina.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eDeborah Moss, che ha fondato l’azienda insieme al suo partner di vita e lavoro Edward Lam e la dirige tuttora, è l’Art Director e rappresenta la mente creativa dell’impresa. Dopo aver studiato storia dell’arte all’Università di Toronto, si è presto orientata verso la pratica artistica. Per questo si è trasferita all’Ontario College of Art, dove ha seguito una formazione artistica con specializzazioni in pittura e cinema. Insieme a Edward Lam, che aveva studiato nella stessa scuola, ha subito intrapreso la strada dell’indipendenza professionale.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eDeborah Moss si considera un’artista che utilizza il suo ampio vocabolario formale e stilistico per abbellire gli spazi. La sua arte applicata, nel senso più alto del termine, risponde meno a esigenze funzionali che a quelle decorative e atmosferiche. Il confronto costante con opere d’arte di tutte le epoche e culture, accanto alla propria produzione artistica libera (acquerelli che ha iniziato a presentare pubblicamente solo di recente), rappresenta la fonte d’ispirazione principale per l’arte su commissione. Al centro della sua ricerca artistica vi sono qualità formali come le strutture superficiali, i campioni e gli ornamenti.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eNight Sky, il contributo di Deborah Moss per l’Edition Ruckstuhl, è di gran lunga il tappeto più piccolo di questa collezione. Già le dimensioni sottolineano il carattere intimo del progetto, che convince per la sua poetica atmosfera. Le delicate sfumature di colore sul feltro dipinto a mano riescono a riprodurre con credibilità lo sguardo verso l’infinito cielo notturno. I cristalli cuciti creano un contrasto stimolante con la semplicità del materiale di base e conferiscono al tappeto un tocco di lusso.\u003c\/p\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Rund \/ Ø 152 cm","offer_id":54865547657545,"sku":null,"price":13043.48,"currency_code":"CHF","in_stock":false}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/Ruckstuhl-Edition-Night-Sky-Haus-2.jpg?v=1784211681"},{"product_id":"frisian-woouw","title":"Frisian Wouw di Claudy Jongstra","description":"\u003cp\u003eLa forse più grande impresa dell'artista tessile olandese Claudy Jongstra è stata interpretare il feltro, un materiale millenario spesso percepito da molti come antiquato o arretrato, in modo convincente, contemporaneo e moderno. Con questa motivazione, nel 2008 ha ricevuto il prestigioso e ben dotato Prins Bernhard Cultuurfonds Prijs per l'arte applicata e l'architettura nel suo paese d'origine. L'interesse di Jongstra per il feltro, che ben presto divenne il tema centrale della sua vita, iniziò nel 1994, quando vide una tradizionale yurta mongola in feltro al Museo Tessile olandese di Tilburg. Nel mondo tessile era già da tempo radicata: aveva studiato design della moda all'Accademia d'Arte di Utrecht, poi aveva tentato di creare un proprio marchio di abbigliamento e infine aveva lavorato per diversi anni come designer dipendente in una grande azienda di moda. Per la designer disillusa dal mondo della moda, l'incontro con il feltro fu una rivelazione. Profondamente colpita dalla struttura e dalla colorazione di questo materiale apparentemente semplice, decise di esplorarne più a fondo il potenziale creativo.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eFrequentò corsi serali per imparare a realizzare il feltro da lana di pecora, acqua e sapone tramite sfregamento. Presto iniziò a sperimentare con il materiale, inizialmente senza un obiettivo preciso. Gli esperti del Museo Tessile olandese, a cui mostrava i suoi campioni, la incoraggiarono a proseguire e la motivarono a impegnarsi ulteriormente. Per aumentare le possibilità espressive dei suoi feltri, si dedicò successivamente sia a tecniche di tintura tradizionali basate su prodotti naturali, sia all'integrazione di materie prime come alpaca, cashmere, lino, seta, cotone e talvolta anche fibre sintetiche nelle sue opere. Da umili inizi si sviluppò nel corso degli anni un laboratorio fiorente, le cui produzioni oscillano tra arte e design e hanno ormai ottenuto riconoscimento internazionale. Inizialmente furono le gallerie tessili di Londra a mostrare interesse per i suoi pezzi unici in feltro fatti a mano, seguite poi, dopo un iniziale scetticismo verso il materiale, da stilisti e costumisti. Infine, le opere di Jongstra attirarono l'attenzione di interior designer e architetti, con i quali negli ultimi anni ha realizzato un numero crescente di progetti. La lista dei suoi partner di collaborazione è impressionante.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eInclude stilisti come John Galliano, Donna Karan, Christian Lacroix e Alexander van Slobbe, così come importanti rappresentanti dell'architettura contemporanea nei Paesi Bassi: Claus \u0026amp; Kaan, Jo Coenen, OMA e MVRDV.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eAnche nelle collezioni di importanti musei d'arte e design, come lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Victoria \u0026amp; Albert Museum di Londra e il MoMA di New York, le immagini in feltro di Jongstra, talvolta figurative, talvolta astratte, hanno ormai trovato spazio.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eL'unicità dello «Studio Claudy Jongstra», che da circa dieci anni ha sede in un piccolo villaggio nella provincia olandese della Friesland e oggi impiega otto collaboratrici, non risiede però solo nella qualità estetica e artistica delle sue creazioni. Per Jongstra stessa, ecologia e sostenibilità sono aspetti centrali del suo lavoro. La lana di pecora che utilizza proviene in gran parte dal suo proprio gregge di circa 200 animali. Questi appartengono alla razza Drenthe Heath, diffusa da sempre in Olanda ma oggi rara, e contribuiscono, pascolando soprattutto sulle dighe, alla protezione naturale del paesaggio. Anche il fatto che nel laboratorio si usino esclusivamente coloranti naturali nella tintoria interna rientra in questo contesto. Con il denaro del premio Prins Bernhard, inoltre, Jongstra ha fatto realizzare l'anno scorso un giardino dimostrativo e sperimentale dedicato alla coltivazione di antiche piante tintorie.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eIl tappeto in feltro Frisian Wouw, che Claudy Jongstra ha disegnato per l'edizione Ruckstuhl, si distingue soprattutto per il suo contorno irregolare e la sua texture vivacemente movimentata. Si può interpretare questo come un richiamo al carattere arcaico del feltro. La colorazione gialla, che conferisce al tappeto un aspetto estremamente caldo e accogliente, evoca non a caso associazioni con l'età d'oro della pittura olandese, quando maestri come Rembrandt utilizzavano il colorante della pianta Reseda (chiamata anche Färber-Wau).\u003c\/p\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Rechteckig \/ 240 x 330 cm","offer_id":54865922949449,"sku":null,"price":18316.38,"currency_code":"CHF","in_stock":false}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/Ruckstuhl-Edition-Frisian-Wouw-Haus-2.jpg?v=1784216500"},{"product_id":"la-suisse-en-laine-by-metz-und-kindler","title":"La Svizzera in lana","description":"\u003cp\u003eIl duo di designer Guido Metz e Michael Kindler sviluppa insieme alla manifattura di tappeti RUCKSTUHL il tappeto tridimensionale „La Suisse en Laine“ (it. La Svizzera in lana), ispirato dalla loro fascinazione per le montagne. Il tappeto mostra la topografia della Svizzera come rilievo, realizzato con la lana della pecora nera del Vallese. La produzione avviene interamente in Svizzera e i clienti possono effettuare personalizzazioni individuali. L’opera d’arte viene presentata nell’ambito della mostra „Swiss Design Classics in China“, che promuove lo scambio culturale tra Svizzera e Cina.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eAll’inizio c’è una telefonata di Michael Kindler alla manifattura di tappeti svizzera RUCKSTUHL. La fascinazione per le montagne ha spinto i designer Guido Metz e Michael Kindler alcuni anni fa a collegare le catene montuose più caratteristiche con stoviglie per la ristorazione. Insieme alla manifattura di porcellana Reichenbach sono così nate le montagnePiatto. Oltre alla Zugspitze, i piatti sono disponibili anche con il rilievo della regione delle Dolomiti e del famoso Cervino svizzero, una delle montagne più conosciute d’Europa. Ciò che è stato realizzato in modo così impressionante sulle stoviglie per la ristorazione potrebbe essere altrettanto interessante come tappeto, pensa Michael Kindler e riesce subito a entusiasmare RUCKSTUHL per l’idea di sviluppare questo tappeto.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eLa fascinazione per le montagne, formate dalle forze della natura, ha da sempre affascinato le persone. Quando le placche terrestri si scontrano, si formano valli e cime che sfidano continuamente le persone a scalarle. Quasi vecchia quanto questo desiderio di conquistare le montagne più alte è la capacità umana di trasformare le fibre in tessuti e tappeti. Da migliaia di anni la lana viene lavorata in oggetti belli e utili. Anche per RUCKSTUHL la lana è una fibra indispensabile: è elastica, resistente allo sporco e garantisce un eccellente clima interno come nessun’altra fibra.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eDal 2018 nella manifattura di tappeti RUCKSTUHL vengono realizzati tappeti di alta qualità con la lana selezionata e non tinta della pecora nera. La lana naturale crea un pezzo senza tempo, autentico e allo stesso tempo raffinato di artigianato svizzero. Tutte le fasi di produzione e le aziende coinvolte vengono rese trasparenti come novità nel settore. Nella progettazione RUCKSTUHL si lascia ispirare dalla struttura della lana non tinta, dalla consistenza della pelle di pecora e dal carattere originale e puro del mondo montano vallesano dove vive la pecora.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eLa lana rimane durante tutto il processo di produzione – dai pascoli ai piedi del Cervino fino al prodotto finito – sempre in Svizzera: le pecore provengono dalla regione di Zermatt\/Oberwallis (VS), mentre RUCKSTUHL acquista la lana vergine dalle cooperative di allevatori (Direct Trade). Nella filatura della lana a HUTTWIL (BE) viene lavata, filata e lavorata secondo l’artigianato tradizionale. Il tufting avviene con l’aiuto di un robot all’avanguardia presso RUCKSTUHL a Langenthal (BE), la manifattura di tappeti più antica della Svizzera. Dal prato di montagna fino al tappeto finito: produzione 100% svizzera.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eIl rilievo delicato con materiale grezzo proveniente dalle regioni montane svizzere, che negli ultimi anni sono state in parte gravemente colpite da catastrofi naturali, vuole anche stimolare la riflessione sulle sfide del cambiamento climatico.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003ePer realizzare il rilievo svizzero come tappeto sono necessarie ampie modifiche al robot per il tufting, che lo specialista interno di tufting Joshua Baeriswyl (28) realizza in autonomia. Successivamente la Svizzera viene suddivisa in otto diverse altitudini, che servono come base per i dati CAD del robot. Alla fine, dopo molte ore di lavoro, nasce una vera opera d’arte: un tappeto a rilievo che mette in risalto in modo incomparabile la topografia mozzafiato e unica del paese d’origine della manifattura RUCKSTUHL.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eMETZ UND KINDLER e RUCKSTUHL creano „La Suisse en Laine“ come puro rilievo nel colore naturale della lana della pecora nera. Sulla base di questo tappeto sarà possibile dare libero sfogo alla fantasia: su richiesta dei clienti è inoltre possibile integrare elementi come laghi, strade o loghi in colori individuali nell’opera d’arte, i clienti privati possono ad esempio evidenziare la posizione del loro chalet per le vacanze con un colore desiderato. Le aziende hanno la possibilità di creare per il loro ingresso o sala conferenze non solo una decorazione murale impressionante che allo stesso tempo assorbe il suono, ma anche di rappresentare ad esempio le loro filiali, sedi o vie di trasporto sul tappeto. Inoltre, il nuovo prodotto si rivolge a organizzazioni pubbliche, amministrazioni o ambasciate che desiderano presentare simbolicamente la Svizzera sulle loro pareti.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003e\u003cbr\u003eIl tappeto sarà presentato al pubblico per la prima volta all’apertura della prossima mostra «Swiss Design Classics in China» sui classici del design svizzero presso il Today Art Museum di Pechino, iniziativa dell’ambasciata svizzera in Cina sotto la curatela di Christian Herren. Nell’ambito della campagna per celebrare il 75° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Svizzera e Cina, questa mostra e quindi anche „La Suisse en Laine“ viaggeranno in tutta la Cina fino al 2025. Christian Herren sta assemblando una collezione che rappresenta innovazione e qualità del design svizzero. La mostra Swiss Design Classics in China ha l’obiettivo di presentare il design svizzero iconico e promuovere lo scambio culturale tra Svizzera e Cina. Viene mostrata una selezione curata di classici del design svizzero, tra cui mobili, oggetti di uso quotidiano, invenzioni svizzere e graphic design.\u003cbr\u003e\u003c\/p\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Rechteckig \/ 200 x 300 cm","offer_id":54866187092297,"sku":null,"price":23600.0,"currency_code":"CHF","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/Ruckstuhl-Teppich-Wolle-La-Suisse-en-Laine-200x300-Detail_133044e7-7f2f-42fb-a5ba-10f48f9bc2e5.jpg?v=1784047032"},{"product_id":"hypnos-bei-atelier-oi","title":"Ipnos","description":"\u003cp\u003eNei primi tempi della modernità, e persino a metà del XX secolo, esistevano ancora: architetti-designer universali che progettavano letteralmente di tutto, dal cucchiaino all’edificio imponente, tutto ciò che richiedeva una progettazione. Questi tempi sono – di fronte a una specializzazione e differenziazione sempre più avanzate, che hanno ormai coinvolto anche il campo del design – irrimediabilmente passati. Quando Aurel Aebi, Armand Louis e Patrick Reymond si unirono 19 anni fa per fondare l’Atelier Oï, fin dall’inizio puntarono sul lavoro di squadra e su un approccio inter- e transdisciplinare per affrontare le molteplici sfide progettuali. Il successo ha dato loro ragione. Lo studio, con sede nel piccolo comune di La Neuveville, situato tra Biel e Neuchâtel, è cresciuto nel corso degli anni fino a contare circa 25 collaboratori (architetti, designer, grafici), capaci di gestire una straordinaria varietà di progetti nei settori dell’architettura, dell’interior design, della scenografia e del design a un livello professionale altissimo. Tra i clienti di Atelier Oï figurano, per citarne solo i principali, aziende come Swatch Group, B\u0026B Italia, Foscarini, Louis Vuitton, Ikea, Wogg e Röthlisberger.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eUna base essenziale per il lavoro di Atelier Oï è l’approfondito confronto con un materiale o con un particolare modo di costruzione, che si svolge inizialmente nel laboratorio interno allo studio durante la realizzazione di modelli e prototipi. Le esperienze acquisite in questo processo spesso lungo e caratterizzato da numerosi esperimenti arricchiscono di norma diversi progetti, in linea di principio indipendenti tra loro. Nell’ideale, si riesce a riprendere nel tempo singoli elementi formali o idee costruttive, trasformarli e svilupparli ulteriormente.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eL’Atelier Oï concepisce la propria creazione collettiva come un grande continuum. Di conseguenza, l’archivio interno di materiali e progetti viene curato con grande attenzione e consultato costantemente. I singoli lavori non sono isolati, ma devono essere intesi come anelli di una catena. Il proseguimento di un tema, anche oltre i confini delle discipline, spesso accompagnato da un cambio di scala, è ormai quasi diventato un marchio di fabbrica dello studio. In effetti, questo metodo di lavoro conduce ripetutamente a sinergie tanto sorprendenti quanto convincenti.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eCome un progetto di Atelier Oï possa derivare da uno precedente si vede anche nei loro disegni di tappeti per l’Edition Ruckstuhl. Così, il tappeto Dessus Dessus Dessous, intrecciato con nastri di lino, deriva da un’installazione tessile intitolata «Plier – Entrelacer – Superposer» (Piegare, Intrecciare, Sovrapporre), realizzata da Atelier Oï su invito di Peter Ruckstuhl in occasione del Designers’ Saturday 2008 a Langenthal. Il materiale di partenza per questo lavoro, nominato al Design Preis Svizzera 2009, erano i nastri di lino che solitamente si usano come bordo nella confezionamento dei tappeti. La trasformazione dall’installazione espositiva sperimentale al prodotto di edizione ha comportato sia un affinamento tecnico sia un arricchimento grafico del progetto.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eIl tappeto Hypnos è formalmente ispirato all’installazione cinetica «Les Danseuses», che Atelier Oï presentò nel 2009 per l’inaugurazione del suo nuovo edificio per uffici e laboratorio a La Neuveville. Nelle linee ondulate rotonde, che si restringono costantemente e conferiscono al tappeto il suo carattere peculiare, è come congelato il motivo degli ombrelli tessili ornamentali e traforati in rotazione dell’installazione, che evocava inevitabilmente l’associazione con le gonne delle danzatrici dervisce.\u003c\/p\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Rund \/ Ø 190 cm","offer_id":54866263605577,"sku":null,"price":6706.76,"currency_code":"CHF","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/Ruckstuhl-Edition-Hypnos-Haus-1.jpg?v=1784220110"},{"product_id":"ovo-espacial-by-pedro-wirz","title":"Ipnos presso Atelier Oï","description":"\u003cp class=\"PDq2pG_selectionAnchorContainer\" data-end=\"837\" data-start=\"199\"\u003e\u003cem data-end=\"223\" data-start=\"199\"\u003eEnvironmental Hangover\u003c\/em\u003e è l’immagine di un pianeta dopo l’eccesso. Per la sua più grande mostra personale istituzionale finora alla Kunsthalle Basel, Pedro Wirz ha ideato un mondo tra nostalgia della natura e fede nel progresso, tra responsabilità ecologica e consumo sfrenato. Materiali organici si sono incontrati con tessuti industriali, processi artigianali con il linguaggio visivo di un presente tecnologizzato. La mostra ruotava intorno alle contraddizioni di una società che desidera una natura incontaminata e allo stesso tempo richiede sempre nuovi prodotti, dispositivi e sviluppi. \u003cspan class=\"PDq2pG_selectionAnchor\" aria-hidden=\"true\"\u003e\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp class=\"\" data-end=\"1281\" data-start=\"839\"\u003eAl centro di questo cosmo stratificato c’era \u003cstrong data-end=\"902\" data-start=\"886\"\u003eOvo Espacial\u003c\/strong\u003e: un’opera monumentale in lana, di 10,15 × 8 metri. Già il titolo – «l’uovo spaziale» – apre uno spazio di riflessione tra origine e futuro, rifugio e mondo sconosciuto. L’opera appare meno come un tappeto classico e più come un paesaggio tessile: morbido e corporeo, allo stesso tempo estraneo e di presenza quasi cosmica.\u003c\/p\u003e\n\u003cp data-end=\"1757\" data-start=\"1283\"\u003ePedro Wirz unisce nel suo lavoro ricordi personali della tropicale Vale do Paraíba in Brasile con scienze naturali, folklore e mitologia. Le sue opere raccontano di colonialismo e commercio di materie prime, di progresso tecnologico, cambiamento climatico e estinzione delle specie – ma mai sotto forma di un messaggio univoco. Piuttosto nascono spazi enigmatici in cui materiale, storia e immaginazione si sovrappongono.\u003c\/p\u003e\n\u003cp data-end=\"2083\" data-start=\"1759\"\u003eIn \u003cstrong data-end=\"1778\" data-start=\"1762\"\u003eOvo Espacial\u003c\/strong\u003e la lana diventa mezzo artistico e il pavimento una superficie pittorica. L'opera modifica la percezione dello spazio: viene calpestata, circondata, vissuta da vicino e letta da lontano. La sua dimensione le conferisce una forza scultorea, mentre la superficie tessile crea vicinanza e intimità.\u003c\/p\u003e\n\u003cp data-is-only-node=\"\" data-is-last-node=\"\" data-end=\"2587\" data-start=\"2085\"\u003ePer \u003cstrong data-end=\"2111\" data-start=\"2089\"\u003eRuckstuhl Art Rugs\u003c\/strong\u003e, \u003cem data-end=\"2132\" data-start=\"2118\"\u003eOvo Espacial\u003c\/em\u003e rappresenta un esempio di collaborazione in cui l'arte non viene trasferita sul tessile, ma sviluppata insieme al materiale. Ruckstuhl ha accompagnato la nuova produzione per la mostra con la conoscenza e l'esperienza della propria manifattura di tappeti. Il risultato è un'opera che sfugge a qualsiasi lettura puramente funzionale: tappeto, immagine, paesaggio e presenza artistica autonoma allo stesso tempo.\u003cbr\u003e\u003cmeta charset=\"UTF-8\"\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cdiv class=\"\" data-turn-id-container=\"290919d5-e10f-46d7-959d-3493d124f5f5\" data-is-intersecting=\"true\"\u003e\n\u003csection class=\"text-token-text-primary w-full focus:outline-none has-data-writing-block:pointer-events-none [\u0026amp;:has([data-writing-block])\u0026gt;*]:pointer-events-auto R6Vx5W_threadScrollVars scroll-mb-[calc(var(--scroll-root-safe-area-inset-bottom,0px)+var(--thread-response-height))] scroll-mt-(--sticky-padding-top)\" dir=\"auto\" data-turn-id=\"290919d5-e10f-46d7-959d-3493d124f5f5\" data-turn-id-container=\"290919d5-e10f-46d7-959d-3493d124f5f5\" data-testid=\"conversation-turn-7\" data-turn=\"user\"\u003e\n\u003cdiv class=\"text-base my-auto mx-auto pt-12 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L’artista italiano di fama internazionale originario di Varese ha creato, in quasi cinquant’anni di attività creativa, un’opera variegata che comprende con la stessa maestria arte libera e applicata così come architettura.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eDal punto di vista formale, le opere di Morandini – anche se lo stesso maestro valuta con una certa dose di scetticismo tali categorizzazioni – si avvicinano all’Op Art e all’arte costruttivo-concreta. Leggi matematiche, forme geometriche di base ed effetti ottici costituiscono infatti la base praticamente di tutte le sue opere. Un tema centrale della sua ricerca artistica è la rappresentazione visiva del movimento o dei processi di movimento, per i quali utilizza prevalentemente il contrasto bianco-nero. L’elenco delle sue immagini, grafiche, sculture, grandi sculture, mobili, lampade, tappeti, altri oggetti di design, progettazioni di piazze e facciate nonché costruzioni è tanto ampio quanto il numero delle sue mostre in quasi tutti i paesi europei, in Nord e Sud America, in Giappone, Australia, Corea del Sud e Sudafrica.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eGià durante gli studi tra il 1959 e il 1964 presso la celebre Accademia di Brera a Milano, Morandini lavorava come designer industriale e grafico. Nel 1962 nacquero le prime opere artistiche. Nel 1965 poté presentare per la prima volta la sua produzione in una mostra personale. Morandini attirò l’attenzione internazionale partecipando alle Biennali di San Paolo (1967) e Venezia (1968). Un altro punto culminante della sua carriera artistica fu l’invito alla Documenta 6 del 1977 a Kassel. Nel 1979 iniziò la sua lunga e intensa collaborazione con il produttore tedesco di porcellana Rosenthal, probabilmente il suo partner industriale più importante. Oltre a piccole sculture artistiche realizzate in edizione limitata, disegnò per Rosenthal numerosi vasi, servizi di porcellana e altri oggetti. Grande scalpore suscitarono inoltre a metà degli anni ’80 le progettazioni delle facciate di due edifici aziendali. Altri progetti architettonici portarono Morandini negli anni ’80 e ’90 più volte a Singapore e Kuala Lumpur, dove si occupò soprattutto del design delle facciate di grattacieli. Come sua ultima opera architettonica finora realizzata, nel 2007 realizzò il centro culturale «Das Kleine Museum» a Weißenstadt. Ancora molto attivo artisticamente, Morandini ha assunto dagli anni ’90 un ruolo sempre più importante nell’insegnamento in varie scuole d’arte e design europee. Nel 2008\/09 la sua opera è stata celebrata con una vasta retrospettiva, prima a Venezia nella Galleria d’Arte Moderna di Ca‘Pesaro e successivamente nella Neue Sammlung di Norimberga.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eIl tappeto Carpe Diem disegnato da Morandini si distingue per un formato insolito ma ben definito. Due fasci di linee diagonali che si incrociano, inscritte in un rettangolo, si estendono in un semicerchio e ritornano, di nuovo diagonalmente, nella forma rettangolare. La figura a forma di otto allungata che si crea in questo modo esprime una dinamica controllata. Il tipico contrasto bianco-nero di Morandini è attenuato in un contrasto grigio scuro-grigio chiaro.\u003c\/p\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Sonderform \/ 122 x 358 cm","offer_id":54871364927817,"sku":null,"price":6475.49,"currency_code":"CHF","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/Ruckstuhl-Edition-Carpe-Diem-Soussol.jpg?v=1784280865"},{"product_id":"area-by-fiorella-fasciati","title":"Frisian Wouw di Claudy Jongstra","description":"\u003cp\u003eLa designer Fiorella Fasciati appartiene a quelle forze creative che raramente si mostrano pubblicamente anche all'interno della piccola scena del design, ma la cui influenza sullo sviluppo del design e sul mondo del prodotto è spesso molto più grande di quella di alcune stelle effimere, che naturalmente esistono anche in questo settore. Al suo atteggiamento riservato e modesto si contrappone però una tenace perseveranza nella sua causa, che si adatta bene alla sua origine. Fasciati proviene dal Bergell, l'angolo più meridionale e remoto del Cantone dei Grigioni. Più precisamente dal villaggio di Stampa, reso famoso ben oltre i confini dei Grigioni e della Svizzera da Alberto Giacometti e dalla sua famiglia.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eI Giacometti erano i vicini dei Fasciati e, anche se naturalmente questo non è altro che una coincidenza biografica, l'esempio dei Giacometti, che si sono fatti notare come artisti, graphic designer e architetti, potrebbe aver mostrato alla giovane Fiorella Fasciati fin da subito che oltre il Bergell c'è un mondo da scoprire e che l'impegno nella progettazione può diventare una professione. Il suo percorso è iniziato per ragioni molto pratiche con una formazione per diventare insegnante elementare a Coira. Nel 1977 si trasferì a Basilea, dove parallelamente al servizio scolastico frequentò corsi serali alla scuola di design. Poco dopo completò anche la formazione quadriennale come designer tessile. Dopo il diploma, incentrato già sul tema del tappeto, nel 1984 assunse Peter Ruckstuhl, che in quel periodo stava assumendo la direzione dell'azienda di famiglia, come prima designer interna dell'azienda. Fasciati si occupò della colorazione, sviluppò semplici campioni, si impegnò per la produzione dei primi tappeti su misura e progettò le presentazioni aziendali. Nel 1990 passò alla casa editrice tessile svizzera Mira-X, dove lavorò per sette anni come product manager. Tra i suoi compiti c'erano anche la gestione di progetti più grandi e la composizione di gamme di colori. Dal 1997 è attiva come designer indipendente e madre di tre figli. Sempre più centrale nel suo lavoro creativo è diventata l'attenzione al colore. Il suo obiettivo è una colorazione contemporanea che non segua ciecamente le tendenze, ma che mostri una propria firma. Un alto standard che può essere realizzato in modo convincente solo con antenne molto sensibili per la percezione del colore in continuo cambiamento e con un chiaro punto di vista personale. Oggi Fasciati consiglia diversi produttori tessili in Svizzera riguardo alla colorazione e allo sviluppo delle collezioni. Dal 2005 è di nuovo in contatto professionale con Ruckstuhl. Nel 1998 assunse i primi incarichi di insegnamento alla scuola di design di Basilea. Nel 2001 ricevette l'incarico di creare e dirigere una classe di formazione biennale per il design tessile.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003ePer i tappeti Area e Mesh, realizzati nell'ambito dell'Edition Ruckstuhl, Fasciati ha scelto consapevolmente una tecnologia di produzione utilizzata da Ruckstuhl, il cui potenziale creativo doveva essere esplorato in modo nuovo. La decisione per l'hand-tufting ha suggerito di fare della struttura del tappeto il tema centrale del progetto. I disegni, caratterizzati da un gioco di inclusione ed esclusione, non sono percepibili solo visivamente. L'uso di un pelo di lunghezza variabile, che diventa il principale portatore del campione, conferisce ai tappeti una struttura tridimensionale e li rende anche un'esperienza tattile per il pavimento.\u003c\/p\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Rechteckig \/ 177 x 180 cm","offer_id":54871367221577,"sku":null,"price":4810.36,"currency_code":"CHF","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/Ruckstuhl-Edition-Area-Haus-1.jpg?v=1784288376"},{"product_id":"mesh-by-fiorella-fasciati-kopie","title":"Rete di Fiorella Fasciati","description":"\u003cp\u003eLa designer Fiorella Fasciati appartiene a quelle forze creative che raramente si mostrano pubblicamente anche all'interno della piccola scena del design, ma la cui influenza sullo sviluppo del design e sul mondo del prodotto è spesso molto più grande di quella di alcune stelle effimere, che naturalmente esistono anche in questo settore. Al suo atteggiamento riservato e modesto si contrappone però una tenace perseveranza nella sua causa, che si adatta bene alla sua origine. Fasciati proviene dal Bergell, l'angolo più meridionale e remoto del Cantone dei Grigioni. Più precisamente dal villaggio di Stampa, reso famoso ben oltre i confini dei Grigioni e della Svizzera da Alberto Giacometti e dalla sua famiglia.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eI Giacometti erano i vicini dei Fasciati e, anche se naturalmente questo non è altro che una coincidenza biografica, l'esempio dei Giacometti, che si sono fatti notare come artisti, graphic designer e architetti, potrebbe aver mostrato alla giovane Fiorella Fasciati fin da subito che oltre il Bergell c'è un mondo da scoprire e che l'impegno nella progettazione può diventare una professione. Il suo percorso è iniziato per ragioni molto pratiche con una formazione per diventare insegnante elementare a Coira. Nel 1977 si trasferì a Basilea, dove parallelamente al servizio scolastico frequentò corsi serali alla scuola di design. Poco dopo completò anche la formazione quadriennale come designer tessile. Dopo il diploma, incentrato già sul tema del tappeto, nel 1984 assunse Peter Ruckstuhl, che in quel periodo stava assumendo la direzione dell'azienda di famiglia, come prima designer interna dell'azienda. Fasciati si occupò della colorazione, sviluppò semplici campioni, si impegnò per la produzione dei primi tappeti su misura e progettò le presentazioni aziendali. Nel 1990 passò alla casa editrice tessile svizzera Mira-X, dove lavorò per sette anni come product manager. Tra i suoi compiti c'erano anche la gestione di progetti più grandi e la composizione di gamme di colori. Dal 1997 è attiva come designer indipendente e madre di tre figli. Sempre più centrale nel suo lavoro creativo è diventata l'attenzione al colore. Il suo obiettivo è una colorazione contemporanea che non segua ciecamente le tendenze, ma che mostri una propria firma. Un alto standard che può essere realizzato in modo convincente solo con antenne molto sensibili per la percezione del colore in continuo cambiamento e con un chiaro punto di vista personale. Oggi Fasciati consiglia diversi produttori tessili in Svizzera riguardo alla colorazione e allo sviluppo delle collezioni. Dal 2005 è di nuovo in contatto professionale con Ruckstuhl. Nel 1998 assunse i primi incarichi di insegnamento alla scuola di design di Basilea. Nel 2001 ricevette l'incarico di creare e dirigere una classe di formazione biennale per il design tessile.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003ePer i tappeti Area e Mesh, realizzati nell'ambito dell'Edition Ruckstuhl, Fasciati ha scelto consapevolmente una tecnologia di produzione utilizzata da Ruckstuhl, il cui potenziale creativo doveva essere esplorato in modo nuovo. La decisione per l'hand-tufting ha suggerito di fare della struttura del tappeto il tema centrale del progetto. I disegni, caratterizzati da un gioco di inclusione ed esclusione, non sono percepibili solo visivamente. L'uso di un pelo di lunghezza variabile, che diventa il principale portatore del campione, conferisce ai tappeti una struttura tridimensionale e li rende anche un'esperienza tattile per il pavimento.\u003c\/p\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Rechteckig \/ 170 x 240 cm","offer_id":54871398285641,"sku":null,"price":6012.95,"currency_code":"CHF","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/Ruckstuhl-Edition-Mesh-Haus-1.jpg?v=1784289018"},{"product_id":"pompon-by-hugo-zumbuhl","title":"Rete di Fiorella Fasciati","description":"\u003cp\u003eCome designer Hugo Zumbühl può essere considerato un professionista tardivo, ma l’interesse per il tessile e in particolare per la tessitura lo accompagna da decenni. Nato e cresciuto a Lucerna, iniziò la sua carriera professionale con un apprendistato come disegnatore edile. Il suo tema di vita, la tessitura, lo scoprì poco dopo alla scuola d’arte applicata di Zurigo, dove seguì una formazione per diventare insegnante di lavori manuali e disegno. Dopo alcuni anni di pratica come insegnante a Basilea, tra il 1975 e il 1981 Zumbühl lavorò in un progetto di aiuto allo sviluppo in Perù, dove partecipò alla creazione di una cooperativa tessile. Nell’ambito di questa attività, insieme ai produttori peruviani, studiò le tecniche di tintura tradizionali della regione per la lana. Quasi per caso iniziò a raccogliere arte popolare peruviana, che nel frattempo ha ottenuto riconoscimenti internazionali ed è esposta in musei rinomati.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003ePoco dopo il suo ritorno in Svizzera, Zumbühl assunse una cattedra presso la Pädagogische Hochschule Graubünden (allora Bündner Frauenschule) a Coira, dove tuttora insegna lavori manuali e arti visive nell’ambito della formazione degli insegnanti della scuola primaria. Ancora una volta fu la tessitura, più precisamente la tradizione tessile dell’istituto, a influenzare in modo decisivo la scelta di questa posizione.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eNel 1998 avvenne infine quell’incontro che sarebbe stato determinante per la carriera successiva di Zumbühl: in un workshop di tessitura della carta presso il centro corsi Ballenberg conobbe Peter Birsfelder, maestro tessitore nelle officine della prigione di Thorberg. L’incontro con questo artigiano eccezionale scatenò in Zumbühl uno slancio creativo da cui nacquero presto prodotti concreti. Già con il loro primo progetto comune, un tappeto chiamato Oscuro tessuto in carta crespa e impregnato con cera naturale, Zumbühl e Birsfelder vinsero nel 1999 il Design Preis Schweiz. Stimolato da questo successo spontaneo, il duo di creatori noto come TEPPICHartTEAM si fece notare negli anni successivi con creazioni di tappeti tanto innovative quanto anticonvenzionali. Dal 2001 Zumbühl è strettamente legato a Ruckstuhl. La cooperazione a lungo termine nella distribuzione e nell’approvvigionamento del materiale apre a TEPPICHartTEAM sia nuovi mercati sia spazi creativi.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eLo studio di Zumbühl è ricavato dalla stalla ristrutturata di una vecchia casa colonica a Felsberg, vicino a Coira, dove risiede da molti anni. Deposito di materiale e laboratorio di sperimentazione insieme, ospita il semplice telaio su cui, attraverso un processo spesso lungo e laborioso, nascono i modelli originali delle sue creazioni di tappeti. Preferisce fondamentalmente il tipo di legatura più semplice, la legatura a tela, perché il suo interesse è principalmente rivolto al materiale e alla struttura tattile del tessuto. Di conseguenza, per il lavoro di Zumbühl è di fondamentale importanza il contatto fisico con i materiali e con la struttura prodotta sul telaio. Sempre alla ricerca di materiali insoliti (in parte nuovi, in parte quasi dimenticati) e di combinazioni materiali particolari, utilizza per i suoi esperimenti camere d’aria di biciclette usate così come vecchie coperte e mantelli di feltro provenienti dalle scorte dell’esercito svizzero o sacchi di caffè in juta. Oltre a questi materiali di riciclo, lavora con corde di canapa e di plastica, gomma, filo di ferro, crine di cavallo, lana di pecora o lama e strisce di pelliccia di capre e pecore. Quasi altrettanto varie sono le tecniche di lavorazione che applica al tessuto. A volte, ispirato da culture arcaiche, prova con pitture o con impressioni, altre volte utilizza il cannello o la spazzola per gatti. È ovvio che solo una piccola parte di questi esperimenti si traduce in un prodotto commerciabile.\u003c\/p\u003e\n\u003cp\u003eIl punto di partenza per il contributo di Zumbühl all’edizione Ruckstuhl fu ancora una volta una scoperta di materiale. Il tessuto base del tappeto Pompon, caratterizzato da un pelo denso e morbido, è costituito dal cosiddetto filato chenille, un filo di lana particolarmente soffice, quasi scomparso dal mercato. Pompom di pelliccia annodati a intervalli regolari animano la struttura superficiale e creano accenti colorati. Involontariamente si crea l’immagine di un prato fiorito notturno illuminato dalla luna.\u003c\/p\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Rechteckig \/ 200 x 300 cm","offer_id":54871646667081,"sku":null,"price":11563.37,"currency_code":"CHF","in_stock":true}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/Ruckstuhl-Edition-Pompon-Haus-1.jpg?v=1784291554"},{"product_id":"malefica-by-maelle-gross","title":"Helen di Maëlle Gross","description":"\u003cdiv class=\"\" data-turn-id-container=\"request-WEB:63b04e23-16b3-445f-a058-ee53ef2d392d-0\" data-is-intersecting=\"true\"\u003e\n\u003csection class=\"text-token-text-primary w-full focus:outline-none has-data-writing-block:pointer-events-none [\u0026amp;:has([data-writing-block])\u0026gt;*]:pointer-events-auto R6Vx5W_threadScrollVars scroll-mb-[calc(var(--scroll-root-safe-area-inset-bottom,0px)+var(--thread-response-height))] scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]\" dir=\"auto\" data-turn-id=\"request-WEB:63b04e23-16b3-445f-a058-ee53ef2d392d-0\" data-turn-id-container=\"request-WEB:63b04e23-16b3-445f-a058-ee53ef2d392d-0\" data-testid=\"conversation-turn-2\" data-turn=\"assistant\"\u003e\n\u003cdiv class=\"text-base my-auto mx-auto [--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-xs,calc(var(--spacing)*4))] @w-sm\/main:[--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-sm,calc(var(--spacing)*6))] @w-lg\/main:[--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-lg,calc(var(--spacing)*16))] px-(--thread-content-margin)\"\u003e\n\u003cdiv data-conversation-screenshot-content=\"\" class=\"[--thread-content-max-width:40rem] @w-lg\/main:[--thread-content-max-width:48rem] mx-auto max-w-(--thread-content-max-width) flex-1 group\/turn-messages focus-visible:outline-hidden relative flex w-full min-w-0 flex-col agent-turn\"\u003e\n\u003cdiv class=\"flex max-w-full flex-col gap-4 grow\"\u003e\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/section\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003cdiv class=\"\" data-turn-id-container=\"request-WEB:63b04e23-16b3-445f-a058-ee53ef2d392d-1\" data-is-intersecting=\"true\"\u003e\n\u003csection class=\"text-token-text-primary w-full focus:outline-none has-data-writing-block:pointer-events-none [\u0026amp;:has([data-writing-block])\u0026gt;*]:pointer-events-auto R6Vx5W_threadScrollVars scroll-mb-[calc(var(--scroll-root-safe-area-inset-bottom,0px)+var(--thread-response-height))] scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]\" dir=\"auto\" data-turn-id=\"request-WEB:63b04e23-16b3-445f-a058-ee53ef2d392d-1\" data-turn-id-container=\"request-WEB:63b04e23-16b3-445f-a058-ee53ef2d392d-1\" data-testid=\"conversation-turn-6\" data-turn=\"assistant\"\u003e\n\u003cdiv class=\"text-base my-auto mx-auto pb-15 [--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-xs,calc(var(--spacing)*4))] @w-sm\/main:[--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-sm,calc(var(--spacing)*6))] @w-lg\/main:[--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-lg,calc(var(--spacing)*16))] px-(--thread-content-margin)\"\u003e\n\u003cdiv data-conversation-screenshot-content=\"\" class=\"[--thread-content-max-width:40rem] @w-lg\/main:[--thread-content-max-width:48rem] mx-auto max-w-(--thread-content-max-width) flex-1 group\/turn-messages focus-visible:outline-hidden relative flex w-full min-w-0 flex-col agent-turn\"\u003e\n\u003cdiv class=\"flex max-w-full flex-col gap-4 grow\"\u003e\n\u003cdiv data-message-author-role=\"assistant\" data-message-id=\"d29dc31a-58ba-404e-acc5-29acee1755d9\" data-turn-start-message=\"true\" dir=\"auto\" data-message-model-slug=\"gpt-5-6-thinking\" class=\"min-h-8 text-message relative flex w-full flex-col items-end gap-2 text-start break-words whitespace-normal outline-none keyboard-focused:focus-ring [.text-message+\u0026amp;]:mt-1\" tabindex=\"0\"\u003e\n\u003cdiv class=\"flex w-full flex-col gap-1 empty:hidden\"\u003e\n\u003cdiv class=\"markdown prose dark:prose-invert wrap-break-word w-full light markdown-new-styling\"\u003e\n\u003cp data-start=\"246\" data-end=\"810\"\u003ePer la sua mostra personale \u003cstrong data-start=\"273\" data-end=\"287\"\u003e\u003cem data-start=\"275\" data-end=\"285\"\u003eMalefica\u003c\/em\u003e\u003c\/strong\u003e al Centre d’art contemporain Yverdon-les-Bains, CACY, l'artista svizzera Maëlle Gross ha affrontato la figura della strega. Al centro non c'era la figura fantastica o demoniaca, ma la strega come proiezione dell'esclusione sociale – e allo stesso tempo come simbolo di conoscenza, autodeterminazione e resistenza. Opere tessili, video, striscioni e una scultura sonora hanno formato uno spazio espositivo stratificato e fisicamente esperibile. \u003cspan class=\"\" data-state=\"closed\"\u003e\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp data-start=\"812\" data-end=\"1305\"\u003eDue tappeti di grande formato hanno costituito elementi centrali della mostra. Il tappeto bianco circolare \u003cstrong data-start=\"915\" data-end=\"926\"\u003e\u003cem data-start=\"917\" data-end=\"924\"\u003eHelen\u003c\/em\u003e\u003c\/strong\u003e porta una poesia i cui segni emergono in rilievo dalla superficie. La scrittura si basa su un alfabeto che la spiritista svizzera Hélène Smith sviluppò alla fine del XIX secolo per comunicare con un mondo extraterrestre da lei descritto. Qui il linguaggio diventa materiale, struttura ed esperienza spaziale. \u003cspan class=\"\" data-state=\"closed\"\u003e\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp data-start=\"1307\" data-end=\"1645\"\u003ePer la mostra \u003cstrong data-start=\"1327\" data-end=\"1351\"\u003e\u003cem data-start=\"1329\" data-end=\"1349\"\u003eDéplier les mondes\u003c\/em\u003e\u003c\/strong\u003e a Labanque a Béthune, \u003cstrong data-start=\"1381\" data-end=\"1392\"\u003e\u003cem data-start=\"1383\" data-end=\"1390\"\u003eHelen\u003c\/em\u003e\u003c\/strong\u003e è stata successivamente realizzata nuovamente in un formato più piccolo. La scrittura disposta a spirale si inserisce in una mostra su mondi invisibili, voci spiritiste e forme alternative di percezione. \u003cspan class=\"\" data-state=\"closed\"\u003e\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp data-start=\"1647\" data-end=\"2184\"\u003eIl secondo tappeto si intitola \u003cstrong data-start=\"1682\" data-end=\"1712\"\u003e\u003cem data-start=\"1684\" data-end=\"1710\"\u003eMapping my own connexion\u003c\/em\u003e\u003c\/strong\u003e. La sua forma colorata e irregolare rappresenta una cartografia astratta della placenta – un organo di connessione, protezione e trasmissione. L'opera è concepita non solo come immagine, ma come uno spazio calpestabile e utilizzabile: una superficie su cui le persone possono sdraiarsi, leggere, riflettere e incontrarsi. Il tappeto, realizzato in pura lana vergine, misura 300 × 250 centimetri ed è stato tuftato con lana tinta in massa. \u003cspan class=\"\" data-state=\"closed\"\u003e\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp data-start=\"2186\" data-end=\"2437\"\u003eCon queste opere Maëlle Gross libera il tappeto dal suo ruolo puramente funzionale o decorativo. Diventa portatore d'immagine, spazio linguistico e territorio sociale – una forma d'arte che non si limita a essere osservata, ma può essere vissuta fisicamente.\u003c\/p\u003e\n\u003cp data-start=\"2439\" data-end=\"2558\" data-is-last-node=\"\" data-is-only-node=\"\"\u003eRuckstuhl ha supportato il progetto artistico con una sponsorizzazione in natura, contribuendo così a una parte della produzione tessile.\u003c\/p\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/section\u003e\n\u003c\/div\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Oval \/ 400 x 374 cm","offer_id":54871750279497,"sku":null,"price":0.0,"currency_code":"CHF","in_stock":false}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/CH-Yverdon-CACY-Curl-Spezial-Maelle-Gross-Helen_5b392d51-f673-4915-bec9-0a9db98da726.jpg?v=1784292375"},{"product_id":"helen-by-maelle-gross-kopie","title":"Mappare la mia Connexion di Maëlle Gross","description":"\u003cdiv class=\"\" data-turn-id-container=\"request-WEB:63b04e23-16b3-445f-a058-ee53ef2d392d-0\" data-is-intersecting=\"true\"\u003e\n\u003csection class=\"text-token-text-primary w-full focus:outline-none has-data-writing-block:pointer-events-none [\u0026amp;:has([data-writing-block])\u0026gt;*]:pointer-events-auto R6Vx5W_threadScrollVars scroll-mb-[calc(var(--scroll-root-safe-area-inset-bottom,0px)+var(--thread-response-height))] scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]\" dir=\"auto\" data-turn-id=\"request-WEB:63b04e23-16b3-445f-a058-ee53ef2d392d-0\" data-turn-id-container=\"request-WEB:63b04e23-16b3-445f-a058-ee53ef2d392d-0\" data-testid=\"conversation-turn-2\" data-turn=\"assistant\"\u003e\n\u003cdiv class=\"text-base my-auto mx-auto [--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-xs,calc(var(--spacing)*4))] @w-sm\/main:[--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-sm,calc(var(--spacing)*6))] @w-lg\/main:[--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-lg,calc(var(--spacing)*16))] px-(--thread-content-margin)\"\u003e\n\u003cdiv data-conversation-screenshot-content=\"\" class=\"[--thread-content-max-width:40rem] @w-lg\/main:[--thread-content-max-width:48rem] mx-auto max-w-(--thread-content-max-width) flex-1 group\/turn-messages focus-visible:outline-hidden relative flex w-full min-w-0 flex-col agent-turn\"\u003e\n\u003cdiv class=\"flex max-w-full flex-col gap-4 grow\"\u003e\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/section\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003cdiv class=\"\" data-turn-id-container=\"request-WEB:63b04e23-16b3-445f-a058-ee53ef2d392d-1\" data-is-intersecting=\"true\"\u003e\n\u003csection class=\"text-token-text-primary w-full focus:outline-none has-data-writing-block:pointer-events-none [\u0026amp;:has([data-writing-block])\u0026gt;*]:pointer-events-auto R6Vx5W_threadScrollVars scroll-mb-[calc(var(--scroll-root-safe-area-inset-bottom,0px)+var(--thread-response-height))] scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]\" dir=\"auto\" data-turn-id=\"request-WEB:63b04e23-16b3-445f-a058-ee53ef2d392d-1\" data-turn-id-container=\"request-WEB:63b04e23-16b3-445f-a058-ee53ef2d392d-1\" data-testid=\"conversation-turn-6\" data-turn=\"assistant\"\u003e\n\u003cdiv class=\"text-base my-auto mx-auto pb-15 [--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-xs,calc(var(--spacing)*4))] @w-sm\/main:[--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-sm,calc(var(--spacing)*6))] @w-lg\/main:[--thread-content-margin:var(--thread-content-margin-lg,calc(var(--spacing)*16))] px-(--thread-content-margin)\"\u003e\n\u003cdiv data-conversation-screenshot-content=\"\" class=\"[--thread-content-max-width:40rem] @w-lg\/main:[--thread-content-max-width:48rem] mx-auto max-w-(--thread-content-max-width) flex-1 group\/turn-messages focus-visible:outline-hidden relative flex w-full min-w-0 flex-col agent-turn\"\u003e\n\u003cdiv class=\"flex max-w-full flex-col gap-4 grow\"\u003e\n\u003cdiv data-message-author-role=\"assistant\" data-message-id=\"d29dc31a-58ba-404e-acc5-29acee1755d9\" data-turn-start-message=\"true\" dir=\"auto\" data-message-model-slug=\"gpt-5-6-thinking\" class=\"min-h-8 text-message relative flex w-full flex-col items-end gap-2 text-start break-words whitespace-normal outline-none keyboard-focused:focus-ring [.text-message+\u0026amp;]:mt-1\" tabindex=\"0\"\u003e\n\u003cdiv class=\"flex w-full flex-col gap-1 empty:hidden\"\u003e\n\u003cdiv class=\"markdown prose dark:prose-invert wrap-break-word w-full light markdown-new-styling\"\u003e\n\u003cp data-start=\"246\" data-end=\"810\"\u003ePer la sua mostra personale \u003cstrong data-start=\"273\" data-end=\"287\"\u003e\u003cem data-start=\"275\" data-end=\"285\"\u003eMalefica\u003c\/em\u003e\u003c\/strong\u003e al Centre d’art contemporain Yverdon-les-Bains, CACY, l'artista svizzera Maëlle Gross ha affrontato la figura della strega. Al centro non c'era la figura fantastica o demoniaca, ma la strega come proiezione dell'esclusione sociale – e allo stesso tempo come simbolo di conoscenza, autodeterminazione e resistenza. Opere tessili, video, striscioni e una scultura sonora hanno formato uno spazio espositivo stratificato e fisicamente esperibile. \u003cspan class=\"\" data-state=\"closed\"\u003e\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp data-start=\"812\" data-end=\"1305\"\u003eDue tappeti di grande formato hanno costituito elementi centrali della mostra. Il tappeto bianco circolare \u003cstrong data-start=\"915\" data-end=\"926\"\u003e\u003cem data-start=\"917\" data-end=\"924\"\u003eHelen\u003c\/em\u003e\u003c\/strong\u003e porta una poesia i cui segni emergono in rilievo dalla superficie. La scrittura si basa su un alfabeto che la spiritista svizzera Hélène Smith sviluppò alla fine del XIX secolo per comunicare con un mondo extraterrestre da lei descritto. Qui il linguaggio diventa materiale, struttura ed esperienza spaziale. \u003cspan class=\"\" data-state=\"closed\"\u003e\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp data-start=\"1307\" data-end=\"1645\"\u003ePer la mostra \u003cstrong data-start=\"1327\" data-end=\"1351\"\u003e\u003cem data-start=\"1329\" data-end=\"1349\"\u003eDéplier les mondes\u003c\/em\u003e\u003c\/strong\u003e a Labanque a Béthune, \u003cstrong data-start=\"1381\" data-end=\"1392\"\u003e\u003cem data-start=\"1383\" data-end=\"1390\"\u003eHelen\u003c\/em\u003e\u003c\/strong\u003e è stata successivamente realizzata nuovamente in un formato più piccolo. La scrittura disposta a spirale si inserisce in una mostra su mondi invisibili, voci spiritiste e forme alternative di percezione. \u003cspan class=\"\" data-state=\"closed\"\u003e\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp data-start=\"1647\" data-end=\"2184\"\u003eIl secondo tappeto si intitola \u003cstrong data-start=\"1682\" data-end=\"1712\"\u003e\u003cem data-start=\"1684\" data-end=\"1710\"\u003eMapping my own connexion\u003c\/em\u003e\u003c\/strong\u003e. La sua forma colorata e irregolare rappresenta una cartografia astratta della placenta – un organo di connessione, protezione e trasmissione. L'opera è concepita non solo come immagine, ma come uno spazio calpestabile e utilizzabile: una superficie su cui le persone possono sdraiarsi, leggere, riflettere e incontrarsi. Il tappeto, realizzato in pura lana vergine, misura 300 × 250 centimetri ed è stato tuftato con lana tinta in massa. \u003cspan class=\"\" data-state=\"closed\"\u003e\u003c\/span\u003e\u003c\/p\u003e\n\u003cp data-start=\"2186\" data-end=\"2437\"\u003eCon queste opere Maëlle Gross libera il tappeto dal suo ruolo puramente funzionale o decorativo. Diventa portatore d'immagine, spazio linguistico e territorio sociale – una forma d'arte che non si limita a essere osservata, ma può essere vissuta fisicamente.\u003c\/p\u003e\n\u003cp data-start=\"2439\" data-end=\"2558\" data-is-last-node=\"\" data-is-only-node=\"\"\u003eRuckstuhl ha supportato il progetto artistico con una sponsorizzazione in natura, contribuendo così a una parte della produzione tessile.\u003c\/p\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/div\u003e\n\u003c\/section\u003e\n\u003c\/div\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Sonderform \/ 400 x 285 cm","offer_id":54876132180297,"sku":null,"price":0.0,"currency_code":"CHF","in_stock":false}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/CH-Yverdon-CACY-Velvet-Spezial-Maelle-Gross-Birth_f921df56-6d04-4255-9c15-6eb686aca84d.jpg?v=1784292374"},{"product_id":"spacegrid-edition-2025-by-edition-h","title":"Rete di Fiorella Fasciati","description":"\u003cp\u003ePer le Zurich Design Weeks 2025, Bureau Hindermann trasforma gli spazi di Soeder nella stazione centrale di Zurigo in una camera degli specchi. Sotto il titolo WIEDER SPIEGELN si sviluppa qui un’installazione che celebra la nuova collezione di tappeti di Ruckstuhl. Una collezione che rende nuovamente accessibili come tappeti i progetti della coppia svizzera di architetti e designer Trix e Robert Haussmann. Tra questi ci sono sia icone sia lavori finora inediti. Attraversando il passaggio della stazione centrale, i passanti si trovano davanti a un punto culminante: attraverso un arco si scorge un tronco di colonna della serie Lehrstück di Trix e Robert Haussmann, scomposto da pavimenti specchianti e trasformato così in un oggetto scultoreo di presentazione. È allo stesso tempo un inizio e un invito a entrare nello spazio. All’interno si apre una sala quadrata. Otto specchi rotondi sono disposti in cerchio e incorniciano il tappeto Stripes (1984). Su un piedistallo, il tappeto mostra il suo motivo illusionistico in bianco e nero, che sembra un tessuto piegato. Gli specchi riprendono un elemento centrale del design degli Haussmann: moltiplicano il motivo, lo riflettono in senso figurato e allo stesso tempo riflettono l’architettura storica della stazione. Chi si siede sul tappeto o si sdraia al centro sperimenta un effetto caleidoscopico che intreccia nuovamente spazio e oggetto. L’installazione dimostra anche che il lungo lavoro di Bureau Hindermann con gli specchi nello spazio ha origine nell’opera degli Haussmann. Dietro l’installazione brilla la Spacegrid Edition 2025: un arazzo da parete di 2,5 × 2,5 metri con intarsi specchianti. Bureau Hindermann interpreta così per la Werkverlag Edition-H un progetto del 1986 per l’hotel Atlantis in chiave nuova. Questo segna l’inizio di una serie di edizioni che portano l’opera di Trix e Robert Haussmann nel presente.\u003c\/p\u003e","brand":"Mein Shop","offers":[{"title":"Rechteckig \/ 250 x 250 cm","offer_id":54876361752905,"sku":null,"price":0.0,"currency_code":"CHF","in_stock":false}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/files\/Ruckstuhl-Teppich-Spacegrid-2025-ZDW-1.jpg?v=1784378148"}],"thumbnail_url":"\/\/cdn.shopify.com\/s\/files\/1\/0974\/3299\/4121\/collections\/Ausgangsdatei_CMS-Wiederhergestellt.jpg?v=1780078716","url":"https:\/\/ruckstuhl.com\/it\/collections\/art-rugs.oembed","provider":"Ruckstuhl AG","version":"1.0","type":"link"}